|
Â
Â
Un tesoro sotto gli occhi. Anzi, non proprio: lo sguardo dovrebbe salire giusto un po', verso le facciate dei palazzi del Tridente, virtuoso accumulo di secoli di architettura. C'è chi proprio nel cuore del quartiere ha scelto di lavorare, per essere più a contatto con una bellezza che, da sola, ispira. Sergio Burkhart e Walter Macchi hanno deciso così, quasi trasportati da un'esigenza, di aprire uno studio di architettura in via Margutta, e di chiamarlo BM. "Era quasi un obbligo avere una sede di un certo livello, non solo dal punto di vista culturale ma anche logistico - dice Burkhart - Senza contare che qui ci sono attività complementari alla nostra: gallerie d'arte, ma anche negozi d'arredo. Poi per carità , Roma non è avara di location spettacolari. Ma via Margutta ha sempre quel pizzico di fascino in più".
Â
Quindi, il Tridente non è una scelta casuale. "Io e Walter nasciamo come architetti progettisti, ma ci dedichiamo anche al restauro di immobili di prestigio come palazzo Valadier, qui a due passi, a Piazza del Popolo. L'idea di venire qui è nata casualmente ma credo che abbia piena giustificazione, perché noi vendiamo idee. E farlo in un ambiente che si presta in modo particolare è la cosa ideale. Questo influenza anche il resto della nostra attività , anche gli interventi di edilizia popolare in periferie come Val Fiorita e Lunghezza. E fuori Roma, per esempio a Santa Severa, dove abbiamo adattato un ex complesso religioso ad abitazioni di destinazione turistica mantenendo i caratteri delle costruzioni di inizio 900. Uno stile tradizionale che abbiamo recuperato ispirandoci ai casolari della zona e che ha avuto successo, sia dal punto di vista estetico che economico, evitando di fare danni enormi come si vedono in molte zone della Regione. Basta guardare Roma: la voglia della villetta bifamiliare unita al rifiuto del grattacielo, anche se prendendo ad esempio da città come Barcellona non sfigurerebbe in un ambito come quello della capitale, ha comportato un'occupazione del suolo che, a parità di abitanti, è cinque volte superiore a quella di Parigi. Lo sviluppo verticale, in zone periferiche, deve essere recuperato. Altrimenti provocheremo distruzione, piuttosto che aumentare la vivibilità .
Â
Certo che fare degli interventi nel centro storico di Roma deve essere più impegnativo... Sì, qualunque sia la destinazione. Abbiamo operato restauri di molti edifici storici in centro, come per esempio il Grand Hotel di via Veneto, che nasce da una nostra progettazione. E per gli alberghi è sempre necessaria una cura particolare, dal momento che i gestori vogliono qualcosa che non ci sia nelle case "normali". E poi, c'è la tecnologia da inserire in edifici pensati molto prima che esistesse anche solo l'elettricità . In quel caso, come nella sede dell'Abi a Palazzo Cenci Bolognesi a Piazza del Gesù, bisogna lavorare a stretto contatto con la Sovrintendenza. Tempo fa poteva essere un problema, ma adesso anche a quel livello c'è una sensibilità diversa.
Â
In che senso? Semplice: anche se la principale vocazione del centro resta quella evocativa, senza i grossi istituti disposti a pagare per il restauro di un palazzo storico, certe zone rischiano di morire. L'ideale, per la Roma del futuro, sarebbe comunque quella di riuscire a decentrare tutti gli uffici operativi, lasciando gli uffici di rappresentanza e incrementare il residenziale, che ti permette di far vivere la città 24 ore su 24. Operazioni come quella effettuata sull'Ara Pacis sono importanti, al di là di quello che si pensa del risultato finale, ma non sono risolutive. Ci vorrebbe un lavoro diverso, che recuperasse in un certo senso anche la grande tradizione del razionalismo italiano dei primi anni del Novecento che è spesso troppo sottovalutato. Un piano vero, documentato.
Beh, un piano regolatore ci sarebbe già . Intende qualcosa di diverso? Per il Tridente un piano regolatore generale è assolutamente insufficiente, potrebbe essere solo di indirizzo. Il centro storico avrebbe bisogno di essere studiato ed esaminato palazzo per palazzo, con un censimento preciso di tutte le caratteristiche e degli interventi necessari, a partire da una pedonalizzazione totale che, certo, all'inizio potrebbe portare qualche disagio ma che alla lunga sarebbe una manna per la vivibilità dell'area. Ma non solo: il piano andrebbe integrato con una pianificazione delle attività commerciali, anch'esse fondamentali per la vita del Tridente. L'occupazione del suolo pubblico, così spesso deprecata, è un valore che se regolamentato può diventare una ricchezza incredibile per attrarre persone ad ogni ora. Anche se effettivamente qualcosa in più si potrebbe fare già da subito.
Â
A cosa si riferisce? Ai servizi essenziali per il visitatore, che adesso mancano quasi completamente. Biciclette a noleggio, un luogo dove lasciare i bambini a giocare, sorvegliati, mentre si passeggia per il centro. Parlo di attività regolate privatamente, senza intervento pubblico, che costerebbe pochissimo alle attività del Tridente se unissero i loro sforzi. Sono sogni, me ne rendo conto, ma sogni realizzabili. Se la gente deve venire qua, dobbiamo dargli un motivo in più per farlo. Penso che quando sono stanco, e ho bisogno di ricaricarmi, mi basta uscire e fare due passi qui intorno. E credo che sia giusto che questa possibilità sia offerta a tutti.
|