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Arte, un investimento nel futuro

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Arte e Cultura | Arte

"Gestire una galleria d'arte significa seguire il proprio gusto, la propria passione. E guardare avanti, perché sarebbe troppo facile consigliare ai clienti il quadro che va di moda. Il bello è riuscire a fargli centuplicare l'investimento". Di arte non si mangia, ok. Però l'investimento in arte, in tempi di crisi, non è da sottovalutare. E il signor Marchetti, che 12 anni fa ha deciso di dare il suo nome a una galleria d'arte in via Margutta, laddove l'arte è una religione, ne è fermamente convinto. "Io mi sento un imprenditore. So che se un quadro rimane fermo al suo prezzo ho comprato male, altrimenti vuol dire che ho fatto un buon affare. Fortunatamente negli anni ho capito che, anche se sono partito da zero, la mia passione e tutto quello che ho imparato nella mia precedente vita da collezionista poteva essere molto utile. Sono stato fortunato, ho potuto viaggiare il mondo visitando innumerevoli musei, e questo mi ha permesso di avere una preparazione in materia senza la quale è impossibile capire dove sta andando l'arte".

 

Economia e previsione. Concreto e astratto che si toccano in un punto centrale. "Il contemporaneo, inteso nel senso dell'arte del tempo in cui si vive, è come un ponte che va avanti nel tempo - spiega Marchetti - È questa la ragione per cui, a parte pochi critici illuminati, nessuno riesce a coglierne immediatamente il valore. Basti pensare al Caravaggio, che per 250 anni è rimasto pressoché sconosciuto alla massa: a metà dell'800 un suo quadro poteva essere acquistato per pochissimi soldi". E in questo panorama come ci si muove? "Bisogna sempre comprare con l'occhio, non con l'orecchio, ed essere lungimiranti. Spesso capita di trovare persone che vengono a cercare un quadro, un'opera, supponendo di saperne di più del gallerista. Sono la maggior parte. Quelli più intelligenti, e parlo nel mio caso di quattro-cinque persone, che non hanno la presunzione di sapere tutto, fanno buoni affari. Mi è capitato di vendere 12 anni fa, quando ho aperto, un quadro per 4 milioni di lire a una persona che venne a chiedermi un consiglio. Quel quadro adesso vale 100mila euro. Certo, non ho reso ricco il proprietario perché già lo era. Però gli ho fatto fare un bell'investimento".

 

In mezzo a tutti questi numeri, viene da chiedersi in che condizioni di salute è il mercato dell'arte a Roma. "Fermo, soprattutto per la crisi - dice Marchetti - La fascia medio-bassa è completamente scomparsa, così come la fascia altissima: chi ha perso una marea di soldi in borsa vuole tenersi quello che è rimasto. Resta una fascia media intorno ai 20-30mila euro che ancora compra qualcosa". E dall'estero? "Sono scomparsi da tre o quattro anni. Gli americani fanno affari altrove, russi e cinesi invece non comprano proprio. I nuovi padroni del mondo, cinesi e indiani in prima fila, stanno costruendo il mercato a propria immagine e gusto, come ha fatto sempre nei secoli chi deteneva il controllo dell'economia. Potere economico uguale egemonia culturale. Sarà un caso che ci sono delle grandi aste internazionali in cui pittori cinesi ridicoli vengono battuti a 500-600mila euro?"

 

Purtroppo questa parte di via Margutta negli ultimi anni si è lentamente svuotata. I turisti vengono a vedere il balcone dove è stato girato ‘Vacanze Romane', la casa di Federico Fellini e Giulietta Masina, e poi scappano. Hanno altro da vedere in una città splendida come Roma. I negozi di un certo tipo sono tutti su via del Babuino, e paradossalmente l'attività che lavora di più è la lavanderia di fronte alla mia galleria. Ma d'altra parte il nostro lavoro è fatto così. Anche le attività che erano state create nella piazzetta, qui vicino, non hanno avuto troppo successo. Servirebbe probabilmente una grande firma, di quelle che attirano centinaia di persone al giorno. Allora magari chi passa di fronte a vetrine come la mia, o degli altri antiquari e galleristi, potrebbe fermarsi a guardare. Io sono pessimista, ma la speranza c'è sempre".

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