Crazy Heart |
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| Ore Libere | Nightlife | |||
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Scritto da Carlo Valenti
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Sebbene Crazy Heart, nella sua struttura melodrammatica, sia piuttosto prevedibile, e la regia non ci regali particolari guizzi creativi, il merito sta forse proprio in questa sobrietà dell'insieme, nell'aver volutamente evitato facili performance sopra le righe, effetti drammatici ad alto tasso alcoolico. Questa scelta registica va a tutto vantaggio degli attori che riescono a trasmettere sentimento, commozione e poesia in una vicenda che non brilla certo per originalità di sceneggiatura. Jeff Bridges, che tra l'altro canta tutte le canzoni del film, affiancato da una talentuosa Maggie Gyllenhaal, ci regala l'immagine di un perdente così toccante ed intimista come non ne vedevamo da tempo passare sugli schermi e ci ricorda un pò il grande Eastwood in Honky Tonk Man, due storie molto simili di musica, solitudine e speranza.
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Con Crazy Heart ci troviamo di fronte ad uno di quei rari esempi in cui è l'attore a fare il film. Jeff Bridges, lo struggente protagonista, un'icona del cinema americano, ci offre una grande prova d'attore in cui parlare di bravura è superfluo. Bridges, che interpreta una figura cara a cineasti ed attori, quella del loser,nel film è "Bad" Blake, un cantante country alcolizzato. Questa figura affatto nuova di un uomo alla deriva che si autodistrugge lentamente, viene rivisitata da Bridges in maniera totalmente diversa. Blake non da fuori di testa, ma interiorizzando il suo dolore ne fa uscire fuori un'immagine di sé poetica e solitaria. Quando trova in Jean l'amore e la forza che potrà salvarlo, fa ogni sforzo possibile per contrastare la sua natura e liberarsi dalla schiavitù che lo sta annientando.