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(...) da qualche film a questa parte Almodóvar ha abbandonato la componente più folcloristica del suo mondo per affrontare i nodi centrali del suo universo creativo, dove il cinema (nei modi dei suoi due generi preferiti, melodramma e noir) si incarica di dare forme alle passioni che lo hanno sempre infiammato, l'amore con tutte le sue pene e le sue gioie, la voglia di vivere nonostante i dolori e le delusioni, la forza del desiderio. Raccontate probabilmente con minor goliardia ma con maggior intensità e maturità. (Paolo Mereghetti - Il corriere della sera)
(...) Almodóvar sembra aver perduto con il tempo il suo speciale sarcasmo e persino il grottesco. Questo film non somiglia affatto ai primi film farseschi che lo hanno reso tanto amato e popolare in Europa. È invece tenero, dolce: l'ironia si esercita sul genere, non sulle emozioni dei personaggi, e il cambiamento non rende il film meno amorevole. (Lietta Tornabuoni - La Stampa)
(...) una pellicola che non decolla mai, forse per l'ansia del cineasta di metterci tutto se stesso, letteralmente. (...) (Boris Sollazzo - Il Sole 24 Ore)
(...) Pedro Almodovar è stanco e svogliato. (...) (Mariarosa Mancuso - Il Foglio)
Malgrado alcune imperfezioni, e in parte proprio a causa di esse, Los abrazos rotos è percorso da un'emozione costante. Un'emozione che si regge sulla bellezza del personaggio di Lena e della sua interprete. Basta giustapporre due immagini mentali di Penelope Cruz, la madre coraggio di Volver e la donna ferita di Los abrazos rotos, per misurare la dimensione del suo registro. Per ora, Pedro Almodovar è l'unico a rendere giustizia a questa attrice. Questa volta ne fa una creatura decaduta, che si offre a un uomo ricco e trova la sua redenzione grazie al mestiere di attrice. Una figura semplice che poteva restare solo un cliché nelle mani di un qualunque regista; ma che qui commuove al pari delle eroine di Douglas Sirk. (Thomas Sotinel - Le Monde)
(...) I problemi del film - decisamente meno entusiasmante degli Almodovar più recenti, da Tutto su mia madre a Volver - sono due: un'eccessiva complicazione della struttura narrativa e un gelo diffuso sui personaggi (...). Detto in soldoni: il film non emoziona (...). Resta la maestria della confezione e la bravura acclarata di Penelope Cruz; e comunque un Almodovar minore è sempre un signor film. (Alberto Crespi - l'Unità)
Alla fine del film, immagini e personaggi svaniscono nell'aria senza lasciare traccia nella memoria, eppure sfido chiunque a guardare il film senza provare un puro brivido di piacere. (Peter Bradshaw - The Guardian)
Al suo 17mo lungometraggio, Pedro Almodovar si conferma un grande cinefilo e un narcisista senza limiti. (...) (...) Come di consueto nel cinema di Almodóvar, la messa in scena è straordinaria e la direzione degli attori magistrale, ma la sceneggiatura soffre di alti e bassi, di uno squilibrio interno che porta ad un'alternanza di momenti memorabili e altri da dimenticare (Alberto Luchini - El Mundo)
Almodovar incastra con abilità melodramma, commedia e noir (...) Penelope Cruz è convincente anche se, poiché il suo personaggio è diviso in tre, il pubblico faticherà a localizzare un centro emozionale dentro la vertiginosa gamma di vestiti e parrucche (...) (Jonathan Holland - Variety)
Los abrazos rotos è l'estrema manifestazione di quel che si potrebbe definire Barocco Almodovariano, un gioco di maschere, tempi, livelli narrativi e registri estetici (Jordi Costa - Fotogramas)
Un eccentrico melodramma a tinte fosche che brilla del classico humour di Almodovar e che entusiasmerà i fan. Il resto del pubblico potrebbe invece rimanere più stordito che ammirato(Barry Byrne - Screen International)
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