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Saliamo lentamente con un angusto ascensore foderato in legno, arrivati sul pianerottolo in penombra Neville infila la chiave nella serratura di una porta ormai senza età , un breve cigolìo sugli antichi cardini e ci ritroviamo negli appartamenti del cardinale Ferdinando de' Medici. Attraversiamo la camera in cui dormiva, con tanto di letto "avvolto" da un baldacchino con spesse tende, ai nostri piedi l'austero pavimento in cotto contrasta con i soffitti riccamente decorati da Jacopo Zucchi nel 1584. Nella stanza adiacente ci accomodiamo su due poltrone d'epoca, fa fresco e c'è un silenzio "antico" tra queste pareti invecchiate dalla mano di Balthus e fra i mobili che lui stesso cercò in Francia e in Italia per arredare la Villa durante il suo mandato di direttore. Di fronte a me, Neville Rowley, trent'enne francese storico dell'arte, curatore della mostra "Villa Aperta", che fino al 20 settembre permetterà di visitare le zone di Villa Medici da sempre chiuse al pubblico.
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"Fino a tre anni fa", mi spiega Neville, "i borsisti detti anche "pensionnaires" che frequentavano l'Accademia di Francia (che ha sede a Villa Medici, ndr), avevano un'età massima di 35 anni, oggi invece è stata alzata a 45. Questo, che ha portato ad un cambiamento dello spessore delle relazioni tra ricercatori e artisti, unito alla vastità delle discipline presenti, che spaziano non solo tra quelle classiche ma arrivano anche alla fotografia ed all'arte culinaria, sono la ricchezza di questo luogo perché qui c'è un interscambio estremamente stimolante che ci consente di lavorare con artisti contemporanei sugli aspetti dell'evoluzione dell'arte."
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"Lei è un esperto della pittura del '400,qual'è la ragione della sua presenza qui a Villa Medici?" " Io sono venuto qui per studiare Piero della Francesca e il Beato Angelico nel periodo del '400 romano che, essendo andato completamente distrutto, è stato dimenticato," precisa il mio interlocutore."Il Beato Angelico aveva realizzato molte opere, perse per sempre, che erano state fondamentali nella crescita di artisti come Raffaello e Michelangelo. Lo scopo era quindi di ricreare questo patrimonio che non c'è più. In un piccolo simposio che ho realizzato a marzo sull'antichità che non c'è, io studiavo più che altro la prospettiva di Brunelleschi e mi chiedevo: come mai lui reinventa la prospettiva affermando che quella della sua epoca è antica malgrado non ci siano mai state testimonianze che dicessero che la pittura antica fosse bidimensionale? E' un pò come una reinvenzione dello sguardo."
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"A proposito di arte che sparisce" chiedo con una punta d'ironia, "non è in parte quello che è succede qui a Villa Medici con i borsisti?" Neville sorride e si stringe nelle spalle con espressione rassegnata. "I borsisti oggi vengono qui per uno o due anni al massimo, a differenza dei quattro in passato, e non lasciano più niente, e una riforma del '71 ha sancito che non debbano sostenere alcun esame ed a loro non viene rilasciato alcun attestato."
"Forse così possono lavorare più rilassati," azzardo. "Certamente, e questo funziona nel 99% dei casi. Possono lavorare meglio su se stessi senza avere degli altri giudici, che spesso non sono in grado di giudicarli pienamente, perché mentre può essere facile giudicare l'arte accademica antica, è difficile esprimere opinioni sul moderno."
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"Forse la figura di un tutor potrebbe essere di aiuto, almeno per i più giovani." "Qualcosa di simile ad un tutor sarebbe utile perchè un pò ci si perde da soli e spesso si pensa "ok, adesso ci sono e cosa faccio?" Perché l'Accademia ha la sua vita, le sue mostre, i suoi eventi. I borsisti del resto non sono mai stati molto impegnati, anche se a dire il vero sotto la direzione di Mitterrand le cose sono decisamente cambiate. Fino agli anni '90 i borsisti a fine anno partecipavano ad una mostra di gruppo e, benché poca gente andasse a vederla, per me era molto utile in quanto i giovani artisti imparavano ad esporre."
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"A me sembra che da Balthus in poi è cambiata la filosofia della gestione di Villa Medici, si coglie infatti il desiderio di uscire in qualche modo dal suo dorato isolamento per aprirsi, offrirsi al pubblico." "La sua osservazione è molto d'attualità perché in qualche modo riassume la situazione ambigua della villa, si di apertura ma allo stesso tempo di chiusura per permettere ai borsisti di lavorare. Questa ambiguità era già stata riscontrabile ai tempi di Balthus in quanto la villa, di solito chiusa, una volta l'anno veniva aperta per un grande cocktail a cui tutti volevano partecipare per vedere anche le mostre realizzate in quegli spazi espositivi voluti da Balthus. Nei periodi successivi i direttori che si sono susseguiti hanno voluto chi l'apertura e chi la chiusura, anche per ragioni economiche perché non sempre c'erano le risorse per farlo. Mitterrand quando venne a settembre voleva aprire un museo permanente, ma si rese conto che sarebbe stato un problema non solo per la gente che risiedeva qui, ma anche perché la gente preferisce andare alle mostre contemporanee e magari fare lunghe file. Altro problema da non trascurare è che qui siamo, come a Versailles, inadeguati a ricevere un afflusso cospicuo di visitatori. I nostri giardini, curati da cinque giardinieri interni e non appartenenti ad una ditta esterna, per essere mantenuti allo stato attuale necessitano di cure continue e non possono accogliere una massa di visitatori senza rischiare di risentirne gli effetti negativi."
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"Secondo lei quanto ha influito sullo sviluppo delle attività di Villa Medici il fatto di trovarsi all'interno di un'area così ricca di storia e di cultura qual'è la zona del Tridente?" "Villa Medici è sempre stata strettamente legata a questa parte di Roma che con Trinità dei Monti e la scalinata di Piazza di Spagna rappresentavano un po' il quartiere francese. Tutti gli artisti dell'800 vivevano in questa zona ed i borsisti, che durante il giorno si riunivano per bere un bicchiere di vino e forse più di uno, incontravano nei caffè i grandi personaggi dell'arte e della cultura, era un po' come rivivere a Roma l'atmosfera di Montmartre. Ingres, ad esempio, che non poteva vivere qui in Accademia con sua moglie, si trasferì in via Gregoriana, dove oggi c'è una lapide. Villa Medici quindi non dev'essere considerata come facente parte di Villa Borghese, ma piuttosto vista come parte delle mura romane e quindi legata alla zona del Tridente. Artisti come Caillebotte, Piranesi, Van Wittel hanno scelto proprio questo quartiere e Villa Medici per realizzare le loro vedute perché, come si diceva nella metà del 700, il parco della villa era il solo giardino di Roma aperto a tutti."
Mentre usciamo dagli appartamenti del cardinale sta calando il tramonto, sbircio "en passant" attraverso una delle piccole finestre che si affacciano sul parco sottostante. Lo spettacolo è da togliere il fiato e, mentre Neville richiude la vecchia porta a chiave, mi auguro che il nuovo direttore che succederà a Mitterrand nella gestione di Villa Medici, continui l'opera di apertura al pubblico, così fortemente voluta dal suo predecessore.
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