Mario Praz: una vita da collezionista

PDF Stampa E-mail
In Evidenza | Home
Scritto da Carlo Valenti   

A pochi passi da Piazza Navona lungo la larga e trafficata Via Zanardelli che sfocia sul Lungotevere all'altezza del "Palazzaccio", c'è un appartamento dove visse negli ultimi anni della sua vita un illustre personaggio della cultura: Mario Praz. Nella casa-museo che prende il suo nome, incontro la direttrice, la dottoressa Patrizia Rosazza Ferraris, alla quale chiedo di parlarmi di questo letterato che nutriva una passione particolare.

Di solito avviene una cosa abbastanza bizzarra - esordisce la direttrice, - le persone che vengono a visitare il museo, per lo meno una certa fascia, conosce il Praz studioso di letteratura inglese, professore, titolare di cattedra, traduttore, saggista, lo conosce come letterato insomma, non conosce, in molti casi, o per lo meno non lo associa, al Praz collezionista. Chi viene si aspetta però più la casa del letterato, dello studioso, e quindi si aspetta di vedere la scrivania aperta con sopra le prime bozze e in realtà molte persone rimangono stupite: questo è lo stesso Praz della Storia della Letteratura Inglese? Poi c'è qualcuno che viene qui e chiede: ma questa è la casa di Pratt? Ma si certo è la casa di Hugo Pratt, Corto Maltese è nato qui!

 

C'è carenza quindi d'informazione
Sì in realtà c'è bisogno d'informazione perché da queste nicchie privilegiate che sono questi musei, noi teniamo a dare un pochino per scontato che si sappia. Abbiamo un professore che insegna psicologia e viene qui con le suoi allievi per mostrare il delirio e la patologia del collezionista. E' molto divertente quando porta queste sue classi che vengono e rimangono sempre un po' traumatizzate da questo assoluto horror vacui, da questo infittire parete su parete, oggetto su oggetto, richiamo, rimando. Chiaramente c'è sempre questa deriva leggermente psicopatica. Praz si era dato dei limiti che nascevano anche dal fatto che lui non era una persona ricca ma viveva dei suoi studi, delle sue pubblicazioni, dello stipendio di professore, e non aveva un patrimonio di famiglia alle spalle, tant'è che questa casa non è mai stata sua.

 

A chi apparteneva?
Questa casa di proprietà della Fondazione Primoli (ci troviamo infatti a Palazzo Primoli, foto in alto) era stata presa da lui in affitto ad un prezzo "politico". Essendo presidente della Fondazione, aveva chiesto al Consiglio di Amministrazione di poter avere a disposizione un appartamento di cui pagava un affitto anche se non elevato, offrendo in dono alla sua morte tutta la sua straordinaria biblioteca che la Fondazione Primoli ha messo meravigliosamente in ordine con una schedatura impeccabile. Il sito della Fondazione ha una sezione dedicata alla biblioteca Praz dove si possono fare delle scoperte straordinarie. La biblioteca non solo è aperta al pubblico, ma ci sono i suoi testi con le sue chiose, le sue note e correzioni alla seconde edizioni. La Fondazione Primoli lo ha avuto sì come suo ospite, ma ha ottenuto in cambio un grosso lascito da questo punto di vista.

 

Anche la sua collezione fa parte del lascito?
No, lo stato ha comperato la sua collezione, noi siamo un museo statale e dipendiamo dalla Galleria Nazionale di Arte Moderna, per quello che riguarda la gestione del personale, il laboratorio di restauro, la gestione amministrativa, noi siamo come un avamposto, delle sale distaccate dal Museo di Valle Giulia.

 

Torniamo al Praz collezionista
Proprio perché lui non aveva una grande disponibilità economica ha scelto di ritessere un tessuto piuttosto che di raccogliere dei capolavori e quindi si è dedicato alla ricerca di cose di qualità ma non di gran nome. Cose anche quotidiane, piccoli oggetti, arredi d'uso ricostruendo in pratica quella che poteva essere una casa alto-borghese o della piccola nobiltà di provincia dove diverse generazioni si erano succedute con i propri gusti, i propri acquisti, i ritratti dei nonni che seguono a quelli dei nipoti, gli oggetti che si comprano in viaggio.

 

Era un uomo che viaggiava spesso?

Sì lui viaggiava moltissimo, diciamo che almeno tre o quattro volte l'anno, approfittando dei periodi in cui poteva lasciare l'università. Erano viaggi di studio, viaggi di contatti con altre università ma soprattutto frequentava gli antiquari di Parigi, di Londra, di Berlino, di Vienna e comperava, magari piccole cose, piccoli oggetti, ma a volte anche librerie gigantesche.

stanza figliaprazSeguiva un certo criterio o acquistava semplicemente quello che gli piaceva
Lui cercava la cosa che potesse legarsi con gli altri oggetti della casa, quindi pian piano questo tessuto si fa sempre più forte, più fitto, più decorato, e lui progressivamente riusciva poi a stabilire tra gli oggetti che entrano nella sua casa tutta una serie di rimandi. Il più banale, quello che si nota immediatamente è che in alcuni dipinti che lui compra sono presenti degli arredi che poi ritroviamo realmente nella casa. Si ha quindi una sensazione di estremo straniamento e viene quasi da chiedersi: ma sono io che sono nel quadro? Il quadro mi ha forse raccolto e trasferito in un'altra dimensione?
Lui collezionava tutto quello che si può trovare in una casa fine '700-'800, ci sono ad esempio dei tipi di lampada ad olio particolari ed oggetti bizzarri difficili da definire ed anche giocattoli meccanici. Il suo intento è ricostruire degli ambienti e ne abbiamo un esempio nella stanza della figlia Lucia (foto in alto a sin), che non ha mai vissuto qui, eppure Praz la ricostruisce con mobili originali attraverso un trovarobato di alta qualità. I camini ad esempio vengono rimontati, ma nella posizione in cui lui vuole metterli non c'è canna fumaria e li copre quindi con bellissimi parafuochi ma all'interno ci sono i termosifoni. L'idea era quindi di ricostruire una casa abitata e abitabile che non fosse priva di nulla.

 

Quand'è che nasce il Museo Mario Praz?
Lo stato ha comperato la collezione Praz nel 1986, quindi 4 anni dopo la morte del collezionista, ma l'ha dovuta tenere nei depositi della Galleria Nazionale per quasi 10 anni, perché noi siamo riusciti a riportare qui la collezione in parte restaurata, inserendola in quelli che erano i locali originali dove Praz l'aveva disposta. La casa è rimasta per un lungo periodo vuota perché abbiamo dovuto perfezionare una serie di complicatissime pratiche affinché l'Amministrazione Pubblica fosse in grado di pagare un canone d'affitto ad una fondazione privata. Infatti avendo il demanio una sovrabbondanza di spazi su Roma ci si chiedeva: perché affittare ancora? C'è stato un lungo lavoro per affermare che una collezione come questa non si poteva esporre a rotazione in un museo qualunque in quanto andava ricollocata nel posto in cui era stata pensata e si doveva perciò sviluppare negli stessi ambienti in cui era stata sistemata mantenendo il rapporto tra gli oggetti, le scelte dei colori, i volumi.

 

Tutta la situazione doveva essere ricreata e per fare questo ci sono voluti circa dieci anni. Noi abbiamo portato via con una certa urgenza tutta la collezione perché il contratto era scaduto e non potevamo più tenere occupati i locali. Andavano poi realizzati comunque una serie di grandi lavori per mettere tutto a norma, ed organizzarci perché ci fosse un percorso espositivo. Per creare il museo abbiamo dovuto avere le autorizzazioni dai vigili del fuoco, e fortunatamente il palazzo ha due scale con una di servizio che funziona come scala di emergenza. In più noi facciamo entrare non più di dieci persone per volta, in maniera che gli si fa fare un tour della casa e gli si mostrano gli ambienti. E' un percorso studiato anche per tutelare gli oggetti ed evitare che qualcuno ci inciampi. Troppa presenza di pubblico diventa pericolosa per gli oggetti e per i visitatori, anche perché abbiamo fatto la scelta di lasciare le cose esposte così com'erano e dobbiamo perciò mantenere una sorveglianza stretta.

 

Immagino con le scuole...
No, con le scuole abbiamo trovato un sistema che funziona. Noi andiamo a fare delle conferenze con proiezioni nei loro istituti, in maniera che gli studenti già hanno una prima idea di quello che vengono a vedere e nasce in loro una curiosità stimolata dalle immagini e dal racconto della vita di Praz. Dopo che sono stati formati gratuitamente da noi in conferenze che riuniscono tre o quattro classi insieme, li facciamo venire dieci per volta per una visita di circa mezz'ora accompagnati dai loro professori. Il fatto che vengano qui in qualche modo "preparati", li rende molto più partecipi: vedono dal vero quello che hanno visto nelle immagini, colgono i volumi, gli odori, sono quindi predisposti positivamente a questo tipo d'incontro. Quando in passato lo si faceva su richiesta degli insegnanti, venivano classi di 25 persone ed erano ragazzi che non avevano idea di ciò che andavano a vedere, si distraevano e non entravano nel merito della cosa. Abbiamo distribuito dei questionari al termine delle visite e su un campione di 500 studenti è risultato che la cosa che li colpisce di più sono i mobili, perché la pittura e la scultura la vedi in qualsiasi museo, il mobile invece, inserito nel contesto, sistemato così com'era con la possibilità quasi di essere usato suscita in loro un grande coinvolgimento. Ma quelli che sono bravissimi sono i bambini piccoli, delle elementari, che arrivano già forniti del materiale da disegno e si siedono per terra buoni buoni a disegnare.
Stiamo giusto preparando un lavoro di didattica in cui verranno loro dati dei fogli predisposti con le sole linee dell'arredo di cui loro potranno scegliere i colori o ritagliarne gli elementi per creare dei collage.

 

La Casa Museo Mario Praz realizza anche delle esposizioni come quella conclusasi di recente su Turpin de Crissé

Sì, almeno due volte l'anno utilizziamo un piccolo ambiente di circa trenta metri quadri che era la stanza da stiro, la stanza degli armadi, che non avendo un arredo particolare non ci siamo sentiti in obbligo di ripristinare . Di volta in volta in questo spazio, giocando sui colori e sull'illuminazione, ospitiamo delle mostre temporanee di tre o quattro mesi con materiali presi all'esterno, da altri collezionisti. Abbiamo infatti appena concluso una mostra di disegni con soggetti romani provenienti dal Louvre, e questo ci fa capire che veniamo considerati un museo affidabile. Il prossimo anno c'è in progetto una mostra sul Biedermeier ( stile architettonico e di design sobrio ed armonico nato attorno al 1850 in contrapposizione allo stile impero chiaramente di tipo neo-classico ndr) con materiale preso da musei di Trieste. Per l'occasione abbiamo scelto opere di artisti viennesi già presenti nella collezione del nostro museo in quanto il Biedermeier per Praz fu un momento di grande interesse assieme a tutta la cultura mitteleuropea su cui lui ha scritto e recensito mostre.

 

Progetti immediati?
Se ce la facciamo, prima dell'estate dovremo realizzare un progetto con una collezione romana d'arte contemporanea mettendo due o tre opere di artisti d'oggi a confronto con oggetti, opere e manufatti di Casa Praz, per vedere come queste opere interagiscono tra di loro.
Perché il pubblico mantenga sempre vivo l'interesse su di noi cerchiamo di realizzare sempre qualcosa che sia in rapporto con l'arte contemporanea, abbiamo cominciato infatti già dieci anni fa con Francesco Vezzoli, un artista internazionale che ormai è presente con le sue opere in tutte le biennali e le grandi esposizioni internazionali e che, avendo girato il suo primo video da noi, è stato il primo artista contemporaneo che ha lavorato in Casa Praz.

 

Museo Mario Praz
Palazzo Primoli
via Giuseppe Zanardelli 1 - 00186 Roma
Tel.+39-06-6861089
e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.