Hopper e il realismo americano

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Arte e Cultura | Arte
Accolta dal pubblico con grande successo nella sede di Palazzo Reale a Milano, con oltre 180 mila visitatori, la mostra è attesissima a Roma, dove sarà aperta al pubblico il 16 febbraio 2010 nelle sale del Museo Fondazione Roma, con importanti novità: l'arrivo di altri capolavori dai musei americani, un originale e suggestivo allestimento e una nuova edizione del catalogo.
"Edward Hopper - afferma Il Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente della Fondazione Roma - è senza dubbio uno degli artisti americani più significativi del XX secolo, che ha dato visibilità, trasferendoci sentimenti e sensazioni originali, ad un'America meno sfolgorante di quella che l'iconografia tradizionale ci ha trasmesso in quell'epoca. Un'America dai contorni meno monumentali, meno attrattivi: un'America del quotidiano, fatta di posti apparentemente anonimi, ma in cui pulsa la vita di tutti i giorni di quella "middle-class" che costruisce, lo si voglia riconoscere o meno, la vera forza di quella grande nazione. Nel contesto di questa America che possiamo definire in crescita tumultuosa, Hopper visualizza gli aspetti più borghesi, più intimi, dando loro tuttavia una patina originale, nella quale - con grande crudezza, frutto di una sua visione personale - ci mostra, nel contesto urbano e agricolo, i sentimenti di una stagione dell'anima che sono la conseguenza della solitudine e dell'alienazione dell'uomo.

 

E' con grande orgoglio, quindi, che presentiamo questa mostra a Roma, augurandoci che questa operazione da noi promossa d'intesa con il Comune di Milano ed Arthemisia Group, realizzata grazie alla partnership con il Whitney Museum of American Arts e con la Fondazione dell'Hermitage di Losanna, oltre che rappresentare un contributo al grande artista americano, costituisca un'ulteriore testimonianza della nostra attenzione al processo di osmosi interculturale che da sempre muove l'attività del Museo della Fondazione Roma. Tutto ciò, ancora una volta a dimostrazione del mio convincimento che tali sinergie - che mettono nella condizione di operare assieme strutture pubbliche e private, senza pretese egemoniche di una sull'altra - possano dare origine ad eventi di livello internazionale, persuaso come io sono che questo sia il mezzo attraverso cui la cultura può essere diffusa in maniera razionale permettendone una fruizione più ampia".

 

La mostra

Oltre alle 160 opere esposte alla mostra milanese, a Roma giungeranno altri grandi capolavori dell'artista, quali il bellissimo Self-Portrait del 1925-1930 e, inoltre, The Sheridan Theatre (1937), New York Interior (1921 circa), Seven A. M. (1948); South Carolina Morning (1955) accanto ai relativi disegni preparatori. Dipinti straordinari che completano il gruppo delle opere celebri già presenti a Milano, tra cui Summer Interior (1909), Pennsylvania Coal Town (1947), Morning Sun (1952), Second Story Sunlight (1960), A Woman in the Sun (1961) e la bellissima Girlie Show (1941). Un percorso, a cura di Carter Foster, che attraversa tutta la produzione di Hopper e tutte le tecniche di un artista considerato oggi un grande classico della pittura del Novecento.

 

L'artista
Nato e cresciuto a Nyack una piccola cittadina nello Stato di New York, Hopper studia per un breve periodo illustrazione e poi pittura alla New York School of Art con i leggendari maestri William Merritt Chase e Robert Henri. Si reca in Europa tre volte (dal 1906 al 1907, nel 1909 e nel 1910) e soprattutto le esperienze parigine lasciano in lui un segno indelebile, alimentando quel sentimento francofilo che non lo avrebbe mai abbandonato, anche dopo essersi stabilito definitivamente a New York, dal 1913. Alto un metro e novanta, nonostante la forte presenza fisica, era famoso per la sua reticenza, scriveva o parlava pochissimo del suo lavoro. Scomparso all'età di ottantaquattro anni, la sua arte gode della stima della critica e del pubblico nel corso di tutta la carriera, nonostante il successo dei nuovi movimenti d'avanguardia, dal Surrealismo all'Espressionismo astratto, alla Pop art.
Nel 1948 la rivista "Look" lo nomina uno dei migliori pittori americani; nel 1950 il Whitney Museum organizza un'importante retrospettiva su di lui e nel 1956 il "Time" gli dedica la copertina.
Nel 1967, l'anno della sua morte, rappresenta gli Stati Uniti alla prestigiosa Bienal di São Paulo. Da allora, l'opera di Hopper è stata celebrata in diverse mostre e ha ispirato innumerevoli pittori, poeti e registi. Eloquente il tributo del grande John Updike che in un saggio del 1995, definisce i suoi quadri "calmi, silenti, stoici, luminosi, classici".

 

Museo Fondazione Roma  - via del Corso, 320

16 febbraio - 13 giugno 2010

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