Roma festeggia il Giro |
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Questo rende ancor più straordinario il fatto che per l'edizione del Centenario l'organizzazione del Giro d'Italia abbia scelto Roma come tappa finale della manifestazione, interrompendo (anche se solo per questa volta) la tradizione della passerella intorno al Castello Sforzesco di Milano. Una cronometro individuale di 15,5 chilometri con partenza ed arrivo in via dei Fori Imperiali, all'insegna della velocità, lungo il tracciato lineare, adatto allo sviluppo del grande rapporto, che ha interessato siti e strade che richiamano alla memoria la grandezza della capitale.
Un tracciato che ha esaltato la forza (e la fortuna "atmosferica") del lituano Ignatus Konovalovas, partito quando ancora la pioggia non aveva cominciato a bagnare i sanpietrini, gettando un po' di suspense anche sulla classifica generale visto lo scivolone della maglia rosa (poi comunque confermata al traguardo) Denis Menchov, premiato nella capitale come successo solo nel 1911 con Carlo Galetti e nel 1950 (in occasione del Giubileo) quando a trionfare fu lo svizzero Hugo Koblet. Un peccato per l'abruzzese Danilo di Luca, secondo al traguardo, che non potrà però certo dimenticare le emozioni di una gara che definire unica è poco.
Basta l'elencazione dei luoghi per far comprendere le motivazioni e le sollecitazioni delle memorie storiche ed artistiche che scaturiscono dalle semplici citazioni toponomastiche: via dei Fori Imperiali, piazza Venezia, via del Quirinale, via 20 Settembre, porta Pia, corso Italia, via Vittorio Veneto, piazza Barberini, via Due Macelli, piazza di Spagna,via del Babuino, piazza del Popolo, ponte Regina Margherita, via della Conciliazione, Castel Sant'Angelo, lungotevere dei Mellini, ancora piazza Venezia, piazza del Campidoglio, via del Teatro Marcello, piazza Bocca della Verità, via del Circo Massimo, viale Aventino, via di San Gregorio, piazza del Colosseo e l'arrivo ancora in via dei Fori Imperiali.
Una cronometro nella storia, antica e moderna, splendida conclusione dei primi cento anni del Giro d'Italia, e perfetto viatico per un altro secolo di storia italiana del pedale.
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Bolidi a due ruote, senza motori né cavalli, che sfrecciano sui sanpietrini di fronte a quasi tre millenni di storia. Le pietre del Colosseo, le chiese del Corso, l'acqua del Tevere hanno visto passare bighe e carrozze (e quotidianamente parecchi fastidiosi mezzi a benzina), ma di ciclisti nemmeno l'ombra.