Giotto e il Trecento al Vittoriano

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Arte e Cultura | Arte
Scritto da Carlo Valenti   

"Un evento unico per le opere esposte e per la loro quantità". Così Sandro Bondi, ministro per i Beni e le attività culturali, definisce l'evento che fino al 29 giugno è ospitato nelle sale del Vittoriano. "Giotto e il Trecento - aggiunge Bondi - oltre ad essere un evento culturale, è anche un evento civile e democratico. Infatti, guardare un quadro di Giotto ci fa diventare certamente dei cittadini migliori. Parlare di Giotto è quindi cercare di ritrovare le sorgenti più profonde della nostra societàâ€.

Questa è senza dubbio la più grande mostra realizzata fuori Firenze, a settant'anni da quella allestita nel 1936 agli Uffizi. Il percorso figurativo giottesco viene proposto nella sua intierezza attraverso le oltre 150 opere esposte, 20 delle quali interamente eseguite da Giotto e tutte di altissimo livello qualitativo. La mostra presenta anche in anteprima assoluta i risultati di una serie di restauri, come quello del Polittico di Badia di Giotto dal Museo degli Uffizi. Attraverso i suoi spostamenti avvenuti in ben otto regioni italiane, Giotto ha lasciato testimonianze della sua arte anche nel tratto pittorico degli artisti che lo hanno conosciuto, e la mostra vuole ricostruire la situazione dell'arte  italiana tra l'ultimo decennio del XIII secolo e prima meta' del XIV.
Tra le opere presenti in mostra spiccano veri e propri capolavori di grandi maestri come i pittori Cimabue, Simone Martini, Pietro Lorenzetti, gli scultori Arnolfo di Cambio, Tino di Camaino, Giovanni Pisano, Giovanni di Balduccio, gli orafi Guccio di Mannaia, Andrea Pucci Sardi, tra i miniatori Cristoforo Orimina e il Maestro del Codice di San Giorgio, uno dei più raffinati e colti interpreti della lezione giottesca. Particolare risalto viene quindi dato in questa mostra alle oreficerie ed ai manoscritti miniati, le cosidette arti suntuarie, diffusissime all'epoca per favorire la circolazione di temi stilistici e iconografici su cui la pittura giottesca incise in maniera rilevante. Nella sezione dedicata alla scultura, viene evidenziata la lezione di Nicola Pisano e Arnolfo di Cambio per la formazione di Giotto, ma anche la svolta che quest'ultimo seppe imporre alla plastica medievale, prendendo spunto proprio dalle opere arnolfiane per sviluppare temi spaziali e naturalistici.

Non a caso è stata scelta Roma per collocare questa mostra: l'Urbe ebbe infatti, attraverso i suoi monumenti antichi, un ruolo importante nella formazione del linguaggio giottesco, aspetto questo sinora mai compiutamente affrontato in un percorso espositivo. A Roma Giotto lasciò opere fondamentali: dai resti del mosaico della Navicella, da una parte del Trittico per la Basilica, dalle immagini dei S. Pietro e Paolo nel Tesoro di San Pietro e dai manoscritti conservati nella Biblioteca Apostolica Vaticana.