Quando l'arte si fa albergo

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Alberghi & Co. | Alberghi
Scritto da Carlo Valenti   

Un filo argenteo, luminoso, quasi come un dito che ti invita a entrare in un corridoio che non induce forse al mistero, ma certo alla curiosità. A chi passeggia in via Margutta arrivando da via d'Alibert, l'Hotel Art appare un po' così, squadrata e "pulita" presenza sulla destra in mezzo a edifici grondanti d'edera e di antichità. Di antico sono rimaste solo le mura, e la struttura del piano terra e del seminterrato, ereditate da un "albergo" di altro genere. "Nell'edificio abitavano i convittori, o più frequentemente i professori, del Collegio religioso San Giuseppe dell'Istituto De Merode, che comprende dall'asilo fino alle scuole superiori, e che tuttora sopravvive qui accanto con entrata su Piazza di Spagna - dice il referente dell'hotel Matteo Moretti - Quando l'edificio entrò in disuso per l'apertura di una nuova sede del convento, e per la "laicizzazione" dei professori, si pensò che la sua destinazione ideale potesse essere quella alberghiera. E così è stato".

 

In realtà quando la catena Palenca Luxury Hotels, che oltre all'Hotel Art possiede a Roma anche l'Empire Palace a via Veneto e un castello del 1100 sulla via Cassia adibito a banchetti e convegni, rilevò la struttura, era ridotta a poco più di un magazzino. Una tela pressoché bianca su cui gli architetti Raniero Botti e Gianfranco Mangiarotti hanno disegnato un'opera totalmente ispirata all'arte contemporanea. "Questo hotel è Art pura in ogni sua parte - spiega Moretti - Della cappella del convitto, che oggi è diventata la hall e la zona colazione dell'albergo, abbiamo mantenuto il soffitto, l'altare e il tabernacolo dove adesso c'è il bar. Ma quell'area e quella subito successiva, che prelude al vano scale verso i piani superiori, sono caratterizzate da tutta una serie di opere realizzate appositamente per quegli spazi, che spesso concediamo, e come potrebbe essere altrimenti, come scenario per mostre temporanee".

 

E poi, l'ascensore verso l'onirico. "Le 46 stanze dell'albergo si dividono su quattro livelli, ciascuno dei quali è caratterizzato da un colore. Giallo, verde, arancio e blu sono le pareti, i soffitti, i pavimenti dei corridoi, sui quali spiccano incise a terra versi di poesie in varie lingue. Inoltre ogni stanza, impreziosita da dettagli come la testata in cuoio cucito di Santa Croce sull'Arno e i bagni in tinta con il colore del rispettivo piano, ospita un quadretto d'apres che richiama un particolare di un quadro famoso, dal Medioevo alla Pop Art".

Un'offerta che in questa zona di Roma, abituata a un concetto di arte un po' più classico, è certo molto "particolare". "All'inizio capitava che qualcuno rimanesse sconcertato dalla nostra offerta, visto che chi arriva in via Margutta si aspetta una struttura tradizionale. Però con il tempo ci siamo creati uno zoccolo duro di clienti che torna spesso, dai businessmen italiani durante la settimana agli habitués stranieri nel weekend. Chi cerca il design di un certo tipo anche per soggiornare viene da noi, che offriamo anche una piccola sala fitness e sauna nel piano interrato come piccola sorpresa per gli ospiti. E per gli amanti del genere, in autunno riprenderemo la tradizione di happy hour 'ristretti', che nella scorsa stagione ha già dato parecchie soddisfazioni".

 

Certo non si può dire che questa non sia "diversificazione" rispetto alla concorrenza. "Certo, ma sempre nell'ottica di coccolare il cliente - conclude Moretti - Per esempio abbiamo deciso di prolungare al massimo l'orario della colazione, dalle 7 alle 11, in modo da lasciare più libertà agli ospiti. E poi il Tridente in questo ci aiuta molto, anche se la concorrenza resta spietata. Lavoriamo molto con internet e con il passaparola per far conoscere il nostro essere 'particolari'. È stata una scommessa, e dura ormai da sei anni. Direi che se non è vinta, poco ci manca".