La tradizione dell'accoglienza

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Alberghi & Co. | Alberghi
Scritto da Carlo Valenti   

Visitare Roma soggiornando in via Margutta. Si potrebbe volere di più? Probabilmente pensarlo sarebbe da sfacciati, eppure una risposta c'è: un albergo unico, in una via unica, la cui particolarità è avere stanze "uniche".

Per chi arriva da via del Babuino attraverso via Alibert, la sorpresa è subito dietro l'angolo. Quel palazzo del 1500 ricoperto d'edera nasconde, al secondo e terzo piano, una sorpresa che parla con la passione e la cura dei fratelli Argentina, che hanno confezionato a propria immagine quello che, più che un albergo, è un'esperienza: l'Hotel Manfredi.
"L'albergo prende il nome dalla signora Ines Manfredi, dalla quale abbiamo rilevato l'immobile all'inizio degli anni '80. -dice Francesco Argentina - Allora era una pensione con poche pretese, che ospitava soprattutto studenti delle maggiori università americane in visita di studio a Roma. La signora, che possedeva la casa fin da prima della guerra, nel 1949 aveva creato questa piccola attività per utilizzare al meglio una casa che per lei era diventata troppo grande".
"Ci siamo dati subito da fare per trasformarla in un vero albergo - ribatte il fratello Giovanni - e per questo abbiamo operato profonde ristrutturazioni. Così, attraverso passaggi successivi, nel 1990 l'albergo ha ottenuto la terza stella e lo spazio ha continuato a evolversi e crescere insieme a noi. Oggi siamo convinti di aver creato qualcosa di molto bello. O almeno, piace sicuramente a noi e a tutti i nostri clienti".
E qui viene fuori l'anima e la passione profonda di Giovanni Argentina, e la sua formazione da architetto. "L'albergo ha 27 camere, su due livelli, con una particolarità: sono tutte diverse. Ognuna ha la sua personalità, dettata da un gusto che è ovunque classico ma che si declina in diverse varianti. Ognuna curata in tutti i particolari, che ho scelto personalmente, dalle stoffe che ricoprono le pareti, ai lumi, alla pergamena dei paralumi. Ho messo tutto me stesso nella creazione di qualcosa che volevo mi assomigliasse, tanto che ho disegnato personalmente le boiserie e le consolle, cercando di attenermi il più possibile allo stile che avevo pensato insieme ai miei fratelli per questo spazio".

 

Classico, come il teatro d'Alibert, che fino all'avvento di Napoleone a Roma occupò il palazzo, che diventò solo in seguito una residenza privata. Ma quando si alza il sipario, entra in scena qualcosa che non ti aspetti. "Le stanze sono sì improntate a uno stile tradizionale, ma sono dotate delle tecnologie più moderne - svela Giovanni Argentina - dai bagni con sauna, idromassaggi, cabinati doccia, alla connessione internet disponibile in camera e negli spazi comuni sia in modalità wireless che via cavo". E poi, il tocco finale: la luce. "Led nei corridoi, nelle stanze delle suite. L'illuminazione è fondamentale, e non va messa mai più luce di quanta ne serva davvero. Sia per risparmiare energia, che per rispettare l'ambiente. Grazie a questo impegno abbiamo preso il premio della guida Michelin tra tutti gli alberghi del centro storico di Roma".

 

Di fronte a tanta "maraviglia", la soddisfazione del demiurgo dovrebbe essere più che completa. Eppure... "Sinceramente credo che qualche dettaglio manchi... Qualche complemento d'arredo. Ma ci penseremo dopo l'estate". Come dire che la perfezione, per chi la cerca, è sempre un passo più in là.