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Jazz sei giorni su sette |
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La porta è piccola, quasi nascosta da un enorme androne alla sua sinistra. Di giorno quasi non la vedi, e solo quel "barra a" accanto al numero civico 54 di via Gregoriana ti fa capire di dover cercare solo un poco più in là .
 Ma come la porticina di Alice immaginata e descritta da Lewis Carroll, anche l'entrata del Gregory's Jazz Club nasconde ciò che non ti aspetti. "Il palazzo è sotto il vincolo delle Belle Arti - dice Omar Ghoneim, padre egiziano e madre inglese, proprietario e Bianconiglio del locale - per questo resta un po' nascosto alla vista". Ma basta varcare la soglia e si entra in un luogo che sembra fatto per la musica. "Prima che lo rilevassi io, 14 anni fa, il locale si chiamava Little Bar, ed era uno dei piano bar storici di Roma - continua Omar - si dice addirittura che Liz Taylor a Richard Burton abbiano avuto qui il loro primo flirt, ai tempi della lavorazione di Cleopatra a Cinecittà . Poi, verso la fine degli anni '80, il lento declino, fino alla chiusura".  Omar, a Roma dall'88 dopo quasi un decennio a Londra e qualche anno a Parigi, colse subito al volo l'occasione. "A dire il vero all'inizio non sapevo bene cosa avrei fatto di questo locale. Volevo solo creare un luogo che unisse la musica al buon bere. Io adoro il whisky scozzese e la buona birra, e sono fanatico del jazz. Così ho cominciato a organizzare le prime jam session di mercoledì, e il successo è arrivato presto. Adesso al Gregory's si suona sei giorni su sette".  E così, piano piano, Omar grazie al passaparola (che per il jazz funziona meglio della hit parade di Mtv) ha visto passare dal suo palco tutti i migliori. "Dick Grossman, Scott Hamilton, Victor Lewis, Bobby Durham. E poi i giovani italiani, da Rosario Giuliani a Fabrizio Bosso, che tornano periodicamente. Questo è un posto che piace, perché come dicono i perfomers americani che sono passati di qui, è 'un jazz club come quelli che c'erano una volta. Al piano terra spazio al bar e a qualche tavolo a cui serviamo la cena, mentre la parte superiore è riservata al palco e all'ascolto accompagnato solo da un drink. Musica 'standard', piacevole sia per l'intenditore che per il turista di passaggio. Una formula semplice che funziona".  Un posto unico, e forse anche per questo non manca mai in nessuna guida, dalle più semplici alle più prestigiose, dei locali romani. "Siamo diventati una fonte di guadagno anche per i ristoranti dell'area - dice Omar - dal momento che i clienti, italiani o stranieri che siano, se vengono troppo presto trovano il locale chiuso e vanno a mangiare qua intorno. Poi vengono da noi, in questo club senza tessera, che non vuole essere esclusivo ma inclusivo. E d'altra parte un atteggiamento di esclusione in una città come Roma sarebbe davvero fuori luogo".  E la maggiore soddisfazione di Omar è proprio quella di aver creato un posto dove si sta "bene". "La mia idea è che chi viene a bere e ad ascoltare musica nel mio locale provi il piacere di farlo. Per questo voglio musica che 'trasporti' i clienti e faccia divertire i musicisti. E la prova è che i grandi session men americani tornano sempre a trovarmi volentieri". Come dire, Roma capitale del jazz. Dall'altra parte dello specchio di Alice.
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La porta è piccola, quasi nascosta da un enorme androne alla sua sinistra. Di giorno quasi non la vedi, e solo quel "barra a" accanto al numero civico 54 di via Gregoriana ti fa capire di dover cercare solo un poco più in là .