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Concerto per la Strenna

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Art and Culture | Art
Written by Carlo Valenti   

Un lucido Steinway da concerto sotto il quale era stato posto un tappeto di moquette rossa per permettere al suono di diffondersi e non disperdersi, faceva bella mostra di sé nell'ormai famoso "cortile" del 51a di via Margutta. Al selezionato pubblico riunito ieri sera per celebrare il LXX volume della "Strenna dei Romanisti", era subito chiaro che la musica l'avrebbe fatta da protagonista. Il Dott. Piccolo dopo una breve introduzione caratterizzata dal suo stile simpaticamente informale, presentava agli invitati la vedette della serata: il giovanissimo, appena vent'enne, neodiplomato da 24 ore, Gabriele Mantìa.
Un look alla Allevi, maglietta e pantaloni sportivi, il giovane maestro si esibiva nel suo primo concerto da diplonato. L'emozione che tradiva in realtà era solo apparente, infatti come le sue mani si sono posate sulla tastiera dopo i rituali pochi secondi di concentrazione, è stato subito chiaro a tutti che Gabriele Mantìa aveva tecnica e talento da vendere. Il programma che lui proponeva era impegnativo ed articolato in modo da rappresentare l'evoluzione della "forma sonata" attraverso tre esempi che partivano dal rigore beethoveniano (sonata n.26 op.81 "Les Adieux"), passando attraverso il sentimentalismo di Chopin (Sonata n.3 op.58), per finire con le rarefatte atmosfere di un Ravel "impressionista" (Sonatine).
Mantìa dimostrava assoluta padronanza dello strumento inerpicandosi e discendendo lungo veloci scale cromatiche, destreggiandosi tra salti ritmici e distendendosi nelle parti più liriche ed intense. Alla fine delle tre esecuzioni, il giovane maestro ci offriva un piccolo e volutamente breve "assaggio" delle sue qualità compositive regalandoci un brano: Fantasia in La Maggiore "Visioni baltiche", in cui dimostrava di aver letto ed assimilato la lezione di autori come Čajkovskij e Prokof'ev, e il suo messaggio era chiaro: arrivederci a presto. L'applauso sincero ed entusiata del pubblico confermava l'intenzione di riascoltarlo presto tra le accoglienti mura del "cortile" marguttiano.

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