Goethe? First floor please |
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Written by Carlo Valenti
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Via del Corso è sotto di noi con i suoi negozi pieni di turisti rumorosi che entrano ed escono carichi di pacchetti, i taxi circolano a fatica tra la folla che ingombra la strada, un suonatore ambulante strazia un violino tentando una czarda improbabile eppure, da quassù, tutto sembra così lontano. La Casa di Goethe ci regala un'oasi di tranquillità.
"Questo è il punto d'incontro della cultura tedesca con quella italiana - esordisce Dorothee Hock, - siamo sì un museo, ma anche un punto di riferimento culturale per tante persone che vengono alle nostre conferenze, incontri, dibattiti, letture e teatro. A questo scopo stiamo lavorando in più direzioni. Fino a qualche tempo fa, grazie alla generosa sponsorizzazione della Daimler-Chrysler, che per 10 anni ha finanziato una borsa di studio, avevamo anche la presenza di borsisti. Ora il programma si è concluso, ma speriamo che in futuro possa riprendere magari portando qui personaggi illustri e nomi noti della cultura. E' stata comunque un'esperienza molto interessante che ci ha consentito di ospitare scrittori, musicisti, storici che ci hanno permesso di allargare i nostri contatti all'estero."
Alla mia domanda circa i rapporti tra La Casa di Goethe e le istituzioni scolastiche, Dorothee Hock m'illustra non senza una punta d'orgoglio l'ultima iniziativa del museo. "Abbiamo in mostra i migliori lavori di un concorso internet fatto in collaborazione con il Goethe Institut di Roma ed ispirato alla raccolta di poesie goethiane "Il divano occidentale orientale". In questo concorso, gli studenti di Austria, Germania, Lichtenstein, Italia e Turchia, hanno proposto i loro elaborati sul tema del rapporto tra oriente e occidente. Noi lavoriamo molto con le scuole organizzando sia visite guidate che portando avanti programmi di didattica musicale con i nostri insegnanti." Quando le chiedo se c'è qualche iniziativa che la Casa di Goethe sta sviluppando nell'immediato futuro, la mia simpatica interlocutrice s'illumina e sorridendo mi svela i dettagli di un progetto finalizzato a far affluire gli studenti al museo. "Abbiamo prodotto un cortometraggio dal titolo: Faust chi?, quasi un video clip in cui viene raccontata la storia di Faust in modo divertente ed intelligente con un linguaggio leggero ma profondo e soprattutto vicino a quello dei giovani. Il film verrà proiettato qui in sede per le scuole preceduto da un'introduzione seria sul Faust di Goethe."
Si respira ancora, le chiedo infine, quell'atmosfera che tanto aveva affascinato il poeta tedesco da trasformarlo in uno dei più entusiasti "inquilini" del Tridente?
Quando esco dal portone e mi ritrovo immerso in una moltitudine di colorata, frettolosa e distratta umanità non posso fare a meno di voltarmi, alzare lo sguardo e vedere quelle due bandiere rosse col logo della Casa di Goethe sventolare pigre, quasi a ricordarmi che dietro ogni palazzo si nasconde una storia e dietro ogni storia la figura di un artista che questa città ha saputo sedurre, proprio come la bella romana che il giovane poeta tedesco immortalerà col nome di Faustina nelle sue Elegie romane.
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"E solo quando passai sotto la Porta del Popolo seppi per certo che Roma era mia. Sì, finalmente mi trovo in questa capitale del mondo!" Così scriveva il massimo poeta tedesco Johann Wolfgang Goethe il 29 ottobre 1786 entrando da Piazza del Popolo dopo 56 lunghi e faticosi giorni di viaggio. E a pochi passi da lì, al numero 18 di Via del Corso, il poeta abitò per due anni. Due anni indimenticabili che lo segnarono in maniera indelebile sia dal punto di vista artistico che umano. Oggi in quel palazzo, al primo piano, dove Goethe condivise l'appartamento col pittore Tischbein ed altri due artisti tedeschi, c'è un museo che gode di un primato: La Casa di Goethe, l'unico museo tedesco all'estero.