Carmine Siniscalco, gallerista d.o.c. |
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Written by Carlo Valenti
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"Sono nel campo dell'arte dal 1965. Il mio ingresso devo dire fu quasi casuale, influenzato dal fatto che mio fratello sia un artista, Sinisca, che aveva fatto già varie mostre in Itallia ed all'estero ed all'epoca era già conosciuto. Mi invitò ad entrare in una società costituitasi per aprire una nuova galleria ed io accettai la sfida. Eravamo quattro soci: un architetto, ottimo decoratore molto noto nel suo settore a Roma,Giorgio Braghiroli; Marcella Girotti, moglie dell'attore Massimo Girotti; Alvise Sapori, critico e scrittore,ed io, laureato in legge e pubbliche relazioni. La galleria si trovava in un luogo allora considerato decentrato, in Via delle Mantellate, dall'altra parte del Tevere, di fronte al carcere, ed era stupenda. Era dotata di locali straordinari, enormi, disposti su tre livelli. Ci si arrivava in macchina, allora si parcheggiava dovunque. Lo spazio espositivo era suddiviso in ambienti diversi, al piano terra c'era la galleria che io dirigevo con Marcella Girotti ed Alvise Sapori. Locali davvero smisurati, s'immagini che l'ingresso era composto da una specie di corridoio di 6 metri di larghezza per 10 di lunghezza." mentre l'architetto occupava il piano superiore.
Qual era il nome della galleria? La galleria si chiamava Il Carpine, e prendeva il nome dal fatto che l'architetto, Giorgio Braghiroli, titolare dei locali, era originario di Carpi. Il quarto socio, Alvise Sapori, è stato con noi brevemente ed alla sua dipartita, dopo circa un anno, il Carpine diventò Il Nuovo Carpine. I frequentatori della galleria spaziavano dall'ambiente dell'arte a quello del cinema e della cultura: ai nostri vernissage erano presenti personaggi come Annamaria Pierangeli, Marisa Pavan, Balthus, la giovanissima Romina Power, ed intellettuali quali Corrado Cagli, Gianni Carandente, critici ed artisti: insomma un ambiente intellettual- mondano che ci veniva molto invidiato. Dopo qualche anno, ritiratasi dalla società anche Marcella Girotti, decisi di mettermi in proprio ed aprii una galleria in via San Sebastianello, nel centro di Roma. Allo stesso tempo avevo un locale d'esposizione presso l'Hotel Hilton che aveva appena aperto, dove organizzai tra l'altro una prima mostra di Nicky de Saint Phalle a Roma, e le mostre di Vasarely e Sonia Delaunay. I tempi erano diversi e l'albergo aveva un altro genere di clientela. Negli anni '70 ebbi la possibilità di riscattare questi locali (n.d.r. l'attuale Studio S con sede in via della Penna 59) che appartenevano ad un'artista, Rosetta Acerbi, moglie ora vedova del celebre compositore Goffredo Petrassi, della quale sono ancora amico e gallerista. L'Acerbi mi era stata presentata dalla nota critica d'arte Lorenza Trucchi, e la galleria che aprimmo insieme si chiamò Il Cerchio d'Oro . Per l'inaugurazione organizzammo un evento straordinario per l'epoca, con ospiti da Parigi quali André Piéyre de Mandiargues, Bona de Pisis, Jacques Damase, François Nourissier e tanti altri di rilievo. Ricordo la presenza di una bellissima modella di colore in calzamaglia nera che indossava i gioielli in argento realizzati da Sinisca, il fallo-banana gigantesco dell' artista svizzera Margot , un allora giovane attore di prosa Piero Sammaritano che recitava Pasolini ed altre curiosità, cose che facevano scalpore in quei primi anni ‘70. Senza uffici stampa e public relations, realizzammo quel che oggi sarebbe considerato un grande evento. Con Rosetta Acerbi questo tipo di collaborazione durò però soltanto due mesi o poco più in quanto una vera artista quale la Acerbi difficilmente può svolgere anche il ruolo di gallerista.
So che lei aveva anche un'attività analoga all'estero Sì, per anni ho fatto avanti e indietro tra Roma e Parigi, dove ero all'UNESCO quale rappresentante di un paese straniero ed avevo aperto una galleria d'arte in società con una nipote acquisita di Isa de Chirico, Jacqueline Passever, moglie separata del nipote Georges, galleria che abbiamo mandato avanti per parecchi anni, a St. Germain, e con invidiato successo direi. Qui ebbi modo di far conoscere artisti italiani noti e meno noti in Francia come Caruso, Gentilini, Sinisca, Mastroianni, Guarienti ed altri, però in particolare mi sono interessato di artisti francesi ed artisti internazionali.
Com'era l'ambiente parigino di quegli anni? Era molto diverso da quello romano. Io ho avuto modo di frequentare assiduamente artisti come Man Ray che avevo conosciuto ad Hammamet e col quale pranzavo ogni domenica alla Coupole insieme alla moglie Juliette, Max Ernst, Bona, Merett Oppenheim, Niky de Saint-Phalle, Felix Labisse ed altri, tanti, interessanti soprattutto per l'arricchimento che a me derivava dall'essere in contatto con loro. Quando la mia socia Jacqueline Passever decise di andare a dirigere la galleria di Isy Brachot, noto gallerista belga, sempre a Parigi, io avrei tenuto ancora la galleria ma alla fine, a malincuore, per non essere costretto a lasciare Roma dove avevo impegni di galleria e legami affettivi, decisi con Jacqueline di cederla. Sono comunque rimasto sempre molto legato a Parigi dove ho organizzato per la nota galleria Artcurial di Avenue Matignon (della quale ora è rimasto soltanto il nome) varie mostre di Giorgio de Chirico, tra l'altro quella di celebrazione dei suoi 90 anni, di Mastroianni, Sinisca e Gentilini.
Lei ebbe un rapporto lungo e privilegiato col maestro De Chirico Con De Chirico ho avuto un rapporto durato una ventina d'anni. Si è sempre parlato delle ombre che ha avuto l'artista con tutte le persone che hanno lavorato con lui o per lui, ma io sono stato sempre per De Chirico e la moglie Isa più un amico di famiglia che un gallerista, ricavandone non vantaggi economici ma un indubbio prestigio. Sono andato per sue mostre da me organizzate in Giappone più di una volta, negli Stati Uniti, in Francia, in Inghilterra. La nostra conoscenza fu casuale perché avevo presentato a Parigi alla Galleria Furstenberg la riedizione del suo storico libro del 1929, l'Hebdomeros, pubblicato da Carlo Sestetti, noto editore d'arte, ed il maestro venne al vernissage insieme alla moglie ed al mio amico editore e da allora presi a frequentare regolarmente casa De Chirico. Negli ultimi tempi, quando il maestro era molto malato, andavo ogni sera a cenare con loro per spingerlo a mangiare le pietanze preparate dalla moglie . Dopo la morte del maestro continuai ad interessarmi alla sua opera e a collaborare con la moglie curando mostre organizzate a Parigi, Bruxelles, Cagnes-sur-Mer, Manchester, Oxford, Londra, Il Cairo e Tokyo ed adoperandomi per la fusione della Fondazione Isa de Chirico con la Fondazione Giorgio de Chirico, costituita da Claudio Bruni Sakraishik. Nacque così la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, dalla quale volontariamente mi ritirai alla morte di Isa.
La gente acquista arte oggi come in passato? Da quegli anni ad oggi tante cose sono cambiate, si vende più difficilmente, anche se le persone spendono lo stesso. Lo vediamo dai ristoranti sempre pieni, dai viaggi alle Maldive sempre affollati, però non interessa più avere cose belle in casa, si preferisce mangiare e divertirsi. È cambiato anche il gusto, la gente cerca l'evento ed io sono contro le iniziative che nascono e si esauriscono nel momento. Oggi gli artisti sono tanti, sono tutti artisti, anche senza saper disegnare o dipingere, basta avere l'idea. Io sono del parere che oggi si possa costruire un artista, realizzare un grande evento, semplicemente investendovi sopra soldi: alla fine si riduce tutto ad una questione mediatica. In altre parole non esisti se non appari. Con riferimento a quanti acquistano arte, in passato io avevo tanti giovani professionisti che lo facevano, ma oggi sono disorientati dalle attuali offerte del mercato ed inoltre, una volta sposati, si sono allontanati , sono meno disponibili perché quando si mette su famiglia aumentano le spese e nascono nuove esigenze.
Come nasce una mostra? Intende dire da che cosa sono guidato quando organizzo le mostre? Dal mio gusto, giusto o sbagliato che sia. Agli inizi, grazie anche alle mie conoscenze ed ai miei lunghi soggiorni in Francia, ero molto legato al mondo surrealista e simbolista. Sono stato tra i primi ad esporre Klinger a Roma. Oggi posso passare dall'astrazione alla figurazione, è la qualità che mi interessa, ed organizzo mostre a tema unendo nomi noti a nomi meno noti. Ho realizzato con 15 artisti e presentato in tre diverse sedi in Italia, in occasione delle celebrazioni per il crollo del muro di Berlino una mostra dal titolo "Muro contro Muro" in cui si cerca di costruire attraverso mattoni allegorici che rappresentano messaggi di comprensione e tolleranza un muro di amore e di pace contro il muro della violenza e della sopraffazione. Il 1° febbraio 2011 porterò un'edizione riveduta e corretta di questa esposizione, dal titolo ....IN MEMORIA DELLA SHOAH all'Old Museum di Jaffa in Israele, a Tel Aviv.
I suoi progetti immediati? Ho appena aperto una mostra di Flavia Mantovan, giovane, trentenne, molto brava a mio avviso, già modella per le foto d'arte di David LaChapelle, che ha una sua indiscussa personalità. La mostra si chiama "Indulgenza Plenaria", quasi a chiedere scusa per i temi trattati, e tocca gli argomenti più diversi. Ho già presentato l'artista in Egitto dove ha rappresentato l'Italia alla XI Biennale del Cairo come elemento emergente. A questa mostra ne seguirà un'altra che coinvolgerà una ventina d'artisti dal titolo: SOS PALMA. Prendendo spunto da quanto visto in televisione e letto sui giornali circa il grave problema delle palme malate, ho chiesto ad una ventina di artisti di realizzare opere su questo argomento, occasione questa per evidenziare il fatto che le palme ammalatesi, che in Italia ed altrove stanno recidendo, possono essere invece curate con un trattamento speciale adottato negli Emirati Arabi e in Egitto. L'arte quindi che in tal modo propongo abbandona concetti astratti e puramente estetici per svilupparsi all'interno di contesti più contingenti e di pubblico interesse. In gennaio dovrò andare in Grecia per preparare tre personali del pittore egiziano Farouk Hosny, attuale Ministro della Cultura d'Egitto, in tre musei, ad Atene, Salonicco e Kavala. Invito ufficiale delle autorità greche per un importante evento che dovrebbe avere luogo nel mese di aprile 2011, alla presenza dell'artista, con la mia curatela.
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Incontro Carmine Siniscalco nella sua galleria d'arte, Studio S, situata in via della Penna, nel cuore del Tridente, a pochi passi da Piazza del Popolo. Mi accoglie con un sorriso aperto e gioviale e con quella naturale eleganza di modi che ti fa sentire immediatamente a tuo agio. Si scusa subito per il disordine perché sta allestendo una mostra ma gli sono grato per avermi ritagliato uno spazio per quest'intervista. La prima domanda, di rito, è naturalmente diretta a conoscere cosa lo abbia spinto ad intraprendere la professione del gallerista.
