Restauratori dal 1892

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House and Things | Antiques
Written by Carlo Valenti   

Sotto i rampicanti dello splendido cortile di Via Margutta, al numero 54, si apre la bottega di restauro più antica di Roma, lo Studio Pavia, che fin dal 1892, è  luogo di incontro per antiquari, studiosi d'arte e appassionati d'antichità.
Oggi lo studio è diretto da Alessandro Pavia (foto), insieme alla consorte Lycia.

Alessandro è il quarto in linea di successione: fondatore della bottega fu suo bisnonno Everardo che inizialmente inaugurò l'attività in via dei Pontefici, strada che fu poi distrutta per creare piazza Augusto Imperatore.
Everardo era un grande collezionista di cimeli garibaldini: tanti ne raccolse che, nel 1924, dedicò il suo museo a Sua Maestà Vittorio Emanuele III.

Quasi duemila pezzi tra quadri, fotografie, bronzi, divise e cimeli particolari, come le pinze chiururgiche che avevano estratto il proiettile di Aspromonte dalla gamba del Generale. Alla morte di Everardo tutto il materiale finì al Museo del Vittoriano.
Per lo studio di Via Margutta sono passati quadri importanti di tutte le epoche: rimase famosa quella volta in cui un ritratto di Tintoretto, di proprietà del principe Torlonia, era così prezioso da dover essere vegliato durante la notte presso lo studio Pavia perché l'assicurazione non voleva coprire il rischio.

Rifodero, pulizia e restauro, queste sono di solito le tre operazioni cui vengono sottoposte le opere. "E' fondamentale - spiega Alessandro Pavia - che il restauro sia sempre reversibile, in modo che fra 100 o 200 anni i restauratori del futuro possano rimettervi le mani, magari con prodotti ancora più tecnologicamente avanzati. Un quadro non è mai eterno; una volta quasi tutti i pittori (che entravano in bottega a sei anni) apprendevano tutti i segreti della preparazione delle tele e della stesura dei colori. Uno dei pittori che meglio conosceva queste tecniche era Rubens, le cui opere non presentano quasi mai danni notevoli. Oggi tanto di quel patrimonio di conoscenze si è perso".
Può sembrare strano, ma infatti sono sempre più spesso i quadri di arte contemporanea, soprattutto quelli risalenti agli anni '50 o '60, che necessitano di restauri.

Anticamente si dipingeva quasi esclusivamente ad olio, su legno, rame o tela, preparata con una mistura di gesso di Bologna e colla di coniglio. Oggi, il pittore utilizza con la massima disinvoltura un'infinita varietà di materiali; vernici da carrozziere, smalti acrilici, pigmenti sintetici, con i quali dipinge indifferentemente su metallo, stoffa, vetro, cartone, plastica…
Così, il disinvolto accostamento di materiali, colori e supporti spesso incompatibili tra loro crea spesso distacchi e deterioramenti sui quali è poi difficile intervenire.
Alle volte, troppa libertà…si paga.

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