Nel cerchio di Bosch |
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"E' ampiamente noto che Hieronymus Bosch sia uno dei più grandi "pittori dell'immaginario" di tutti i tempi. L'immaginario di Bosch è però ancora legato ad un' "ideologia positiva", alla religione; successivamente, con il Romanticismo, con il Simbolismo, con la Metafisica e con il Surrealismo, l'immaginario rimanda unicamente a se stesso. Parte da qui la libertà che Giorgio Dante, Tommaso Didimo, Ilaria Bragalone, e Luciano Rignanese si sono presi nei confronti del grande maestro; ciascun artista, infatti, ha ricondotto le suggestioni del grande visionario alla propria poetica e alla propria sensibilità. Analizzando (telegraficamente) quattro delle opere esposte in mostra, il fruitore potrà rendersi conto di quanto affermato appena sopra. Iniziamo, per cavalleria, da Ilaria Bragalone.L'artista fa propria la celeberrima tesi del Fraenger sull'adesione del pittore alla setta del Libero Spirito; infatti è il ritratto di un giovane fratello di questa conventicola quello che la Bragalone ci offre. Chi è costui ? Nient' altro che un efebo delicato che incarna alla perfezione il "desiderio realizzato".
Un desiderio che coincide integralmente con un' idea della bellezza come evento assoluto e sovraumano. Sulla stessa lunghezza d'onda si muove Giorgio Dante con le sue Tentazioni di S. Antonio; anche questo pittoreesalta il Bosch "paradisiaco" a scapito di quello infernale. L'Averno è, di fatto, ridotto ai minimi termini e l'orrore del Demonio sta tutto nella statua sbocconcellata di una fanciulla che vuole "indurre in tentazione" un altro efebo spudoratamente seducente e affascinante. Ovviamente la religiosità di Bosch viene clamorosamente travolta e la tentazione celebra (wildianamente) il suo trionfo. Di ben altro avviso è Tommaso Didimo con il suo Tempus destruendi ; qui l'inferno si dispiega a piene mani e rivela la sua natura abissalmente barocca. I dannati, alcuni dei quali sono presi da una sorta di metamorfosi ornitologica, magnificano se stessi partendo da una caverna dalla quale discende uno stillicidio di
Un ennesimo efebo si staglia al centro del lavoro di Luciano Rignanese; costui però è senz'altro un dannato; lo deduciamo, infatti, dalle manette che lo segnano. Anche in Rignanese è assente l'inferno assoluto e devastante che regna nelle opere del grande fiammingo e quasi quasi in noi viene solleticata la contemplazione erotica. Al di là delle visibili differenze, possiamo scorgere un unico filo rosso che unisce i quattro pittori ? Non dubitiamo, ad un esame attento, che l'elemento conduttore di tutti i lavori sia il "principio di piacere". Siamo così all'interno di quell' edonismo volgare e becero da cui siamo spaventosamente circondati ? La risposta non può che essere negativa dato che i quattro si muovono all'interno della regalità della pittura. Dunque il piacere si accompagna all'intelligenza e quindi si presenta come del tutto ostile alla volgarità e alla miseria morale e psicologica. I nostri pittori considerano così l'arte come la "riserva aurea" dell'umanità. Basterà questa "riserva" a salvarci dall'orrore che ci assale da ogni parte ? Non lo sappiamo e non lo sanno gli artisti. La ricerca, per loro, è "premio a se stessa"; pertanto vanno avanti accumulando opere capaci di rendere noi a noi stessi quali "sognatori definitivi", per dirla con l'indimenticabile espressione di André Breton. Robertomaria Siena
Opere di: Ilaria Bragalone - Giorgio Dante - Tommaso Didimo - Luciano Rignanese Inaugurazione: giovedì 6 Maggio 2010 ore 18.30 Durata: dal 6 Maggio al 14 Maggio 2010 Presso: Galleria Vittoria - Via Margutta, 103 - Tel. 06.36001878 www.galleriavittoria.com This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view itorario galleria: dal lunedì al venerdì 15,00 - 19,00 domenica e fuori orario: su appuntamento
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"E' ampiamente noto che Hieronymus Bosch sia uno dei più grandi "pittori dell'immaginario" di tutti i tempi. L'immaginario di Bosch è però ancora legato ad un' "ideologia positiva", alla religione; successivamente, con il Romanticismo, con il Simbolismo, con la Metafisica e con il Surrealismo, l'immaginario rimanda unicamente a se stesso. Parte da qui la libertà che Giorgio Dante, Tommaso Didimo, Ilaria Bragalone, e Luciano Rignanese si sono presi nei confronti del grande maestro; ciascun artista, infatti, ha ricondotto le suggestioni del grande visionario alla propria poetica e alla propria sensibilità. Analizzando (telegraficamente) quattro delle opere esposte in mostra, il fruitore potrà rendersi conto di quanto affermato appena sopra. Iniziamo, per cavalleria, da Ilaria Bragalone.