Batucada a Villa Celimontana |
|
|
|
| Free Time | Music | |||
|
Written by Carlo Valenti
|
|||
Era una pioggerellina uggiosa quella che l'altra sera scendeva fitta su Roma. Una di quelle serate che spinge a restare in casa scegliendo tra un DVD o un buon libro, ma per quei romani coraggiosi e volenterosi che hanno scelto di non mancare nonostante tutto all'appuntamento con la buona musica, Stefano Rossini aveva in serbo per loro qualcosa di imperdibile. Nell'accogliente auditorium in pvc trasparente che così armoniosamente s'inseriva all'interno della Villa Celimontana, erano di scena le percussioni, quelle pure, assolute e coinvolgenti della batucada.
Fin dall'inizio il pubblico in sala è stato avvolto dai ritmi sinuosi di matrice afro-brasiliana che il sestetto di Rossini ha offerto come ricco antipasto grazie alla versatile voce di Germana Di Cara, supportata dalla ritmca precisa e fantasiosa di Ippolito Pingitore alle percussioni, dal basso instancabile di Giorgio Fontana, dal fluido virtuosismo di Piero Fortezza al vibrafono a cui si aggiungeva il discreto ma essenziale Silvestro Berlini al piano e last but not least uno strepitoso Henry Cook ai fiati. A coordinare il tutto c'era lui, l'uomo che ha fatto delle percussioni la sua ragione di vita e la sua missione di musicista su questa terra. Passando con estrema professionalità e naturalezza dal ruolo di batterista a quello di leader, Stefano Rossini ci ha regalato due a soli che valevano " da soli" tutta l'acqua che il pubblico si era presa per andargli a rendere omaggio offrendogli calore, affetto e partecipazione. E Stefano ha saputo ringraziarli a modo suo prima con una funambolica performance solista alla batteria, poi utilizzando il suo amatissimo "pandeiro", quel modesto tamburello con sonagli che si è trasformato sotto le sue dita esperte in uno strumento a percussione dalle infinite e insospettabili sfumature. Ma le sorprese della serata erano solo all'inizio.
Quando il pubblico era ormai "caldo", ecco salire sul palco il chitarrista Gianluca Persichetti, partner storico di Rossini in molti progetti di successo, ma non è solo, al suo fianco la figlia Gioia (9 anni) che canta e incanta, accompagnata dal padre un pezzo di Jobim. Se qualcuno del pubblico in sala per un attimo si è aspettato una versione brasiliana dello Zecchino d'oro, ha trovato invece una giovanissima Gal Costa, che ha eseguito il brano con consumata professionalità, cedendo all'emozione solo all'ovazione esplosa dalle gradinate. La seconda parte della serata è stata interamente dedicata alla batucada, quel sottostile del samba che eccheggia nei sambodromi con le sue ritmiche rapide e ripetitive. Stefano Rossimi ha fatto salire sul palco gli allievi della sua scuola di "batuque percussions" che hanno preso posto ciascuno dietro il proprio grande tamburo rosso chiamato "surdo" che produce un suono basso e coinvolgente. Lui si è invece si è sistemato di fronte a loro con davanti una coppia di "repinique", tamburi dal suono acuto utilizzati dal leader dei percussionisti.
Per la mezz'ora successiva l'auditorium vibrava sotto l'esplosione dei ritmi della batucada ed era davvero difficile tener ferme mani e piedi che avrebbero voluto abbandonarsi a quella frenesia di percussioni che ti entrava nel sangue come una linfa che ribolliva di energia e dinamismo allo stato puro. Lo stupefacente Rossini ha perfino trovato il modo di regalarci, con gli auguri natalizi. una originale ed emozionante versione samba dell'Ave Maria di Gounod. Fuori intanto la temperatura era scesa e la pioggia si era trasformata in temporale, ma dentro quell'auditorium trasformato per una sera in sambodromo, c'era da giurarci che l'atmosfera era da carnevale carioca.
|
Sezioni
Members Login
- Ongoing Events
- Upcoming Events





Era una pioggerellina uggiosa quella che l'altra sera scendeva fitta su Roma. Una di quelle serate che spinge a restare in casa scegliendo tra un DVD o un buon libro, ma per quei romani coraggiosi e volenterosi che hanno scelto di non mancare nonostante tutto all'appuntamento con la buona musica, Stefano Rossini aveva in serbo per loro qualcosa di imperdibile. Nell'accogliente auditorium in pvc trasparente che così armoniosamente s'inseriva all'interno della Villa Celimontana, erano di scena le percussioni, quelle pure, assolute e coinvolgenti della batucada.
