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Bentornato Woody!

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Ore Libere | Passeggiando
Scritto da Carlo Valenti   

Non manca davvero nulla in quest'ultima fatica del grande regista newyorkese, e come in un cocktail che si rispetti, gli ingredienti sono ben dosati: un fisico depresso e disilluso; una ragazza giovane e ingenua; una madre artista frustrata che scopre una seconda vita; un marito in crisi che trova la sua vera sessualità. Insomma quell'universo di variegate nevrosi e fobìe a cui Woody Allen aveva abituato il pubblico fin dai suoi esordi nel cinema. L'ironia, l'intelligenza, il sarcasmo e le geniali intuizioni sono felicemente presenti in questa pellicola che ci ripropone un Allen prima maniera, e di cui sinceramente sentivamo la mancanza. Uno strepitoso, misurato, odioso Larry David impersona il fisico, Nobel mancato, Boris Yellnikoff.
Figura tragica, almeno quanto lo sono i suoi bermuda a quadrettoni, che incarna un pessimista cosmico con velleità suicide affetto da una misoginia indotta da un divorzio mai metabolizzato.

Un personaggio del genere, che racchiude tutte le paranoie giudaico-depressive care al nostro autore in chi poteva imbattersi se non in una biondina dall'imbarazzante quoziente intellettivo, ma scaltra quanto basta? Evan Rachel Wood è la cinguettante Melody, una senza casa che piomba all'improvviso nella vita di Boris come una colica di fegato ed accolta col medesimo entusiasmo. Tuttavia, e non è una novità, la ragazza riempie con la sua dolce leggerezza intellettuale i vuoti affettivi ed umani dell'asessuato Boris fino a condurlo ad un improbabile matrimonio.

Ed è a questo punto che in una vicenda che sta scivolando pericolosamente nel déjà vu, arriva il fatidico "coup de théȃtre": entra in scena Marietta, la squinternata madre di Melody che, con valigia e divorzio a seguito, s'installa nell'appartamento dei due attoniti colombi senza troppi complimenti. Marietta che nasconde dietro uno strato di stolido perbenismo religioso una innegabile vena artistica, si scopre ben presto donna d'arte e di disinvolti costumi. A completare il quadretto domestico arriva anche il confuso Randy, ex marito inconsolabile di Marietta. Qui la commedia nell'avviarsi ad un più o meno logico epilogo, ci riserva ancora una sorpresa: l'outing di Randy che passa da uno status di ex marito paranoico a gay realizzato. Woody Allen in Whatever works ( Basta che funzioni) ci regala diverse battute che passeranno alla storia, disegna una carrellata di personaggi che si muovono in scena in completa autonomia senza mai sovrapporsi agli altri. A tutti gli aficionados che hanno ritrovato in quest'opera il genio sparito di Allen, è doveroso precisare che il film era stato scritto dal regista nella fine degli anni settanta ed il personaggio di Boris era stato cucito addosso al grande Zero Mostel. La morte prematura dell'attore bloccò il progetto portando Allen a congelare di fatto il film per oltre 30 anni. Concludendo questo è l'Allen che ci piace, questo è l'Allen che "funziona".

I cinefili con buona conoscenza dell'inglese potranno gustarsi il film, (come ha fatto chi scrive, ma doveva per contratto), in versione originale con sottotitoli al Nuovo Olimpia, un accogliente multisala del Tridente sito in via in Lucina 16/g.